L'Italia che cala
La perdita di competitività sui mercati esteri tra le imprese italiane
Pubblicato da Francesco Raffaele Pastore. .
Rallentamento Agroalimentare Export territoriale Importexport Congiuntura Internazionale
L'analisi delle perfomance negative sui mercati internazionali
(Exportpedia,
il portale di Ulisse Magazine dedicato alla visualizzazione dei dati sulle
esportazioni provinciali italiane) è particolarmente
importante per comprendere i processi in atto nel tessuto produttivo del Bel paese.
Interi distretti industriali possono scomparire, riconvertirsi o, ancora, delocalizzare
all'estero. Dietro ogni variazione negativa può celarsi un prezioso indizio sui prossimi
sviluppi del Made in Italy e della sua presenza sui mercati internazionali.

In questo articolo vengono analizzati alcuni casi in cui le imprese italiane hanno visto diminuire le proprie esportazioni nonostante un aumento della domanda estera dei mercati.
Esportazioni di tubi in acciaio della provincia di Bergamo sul mercato di Singapore.
L'esportazione di Tubi in acciaio italiani, specialità bergamasca, provincia con il maggior numero
di occupati nel settore in Italia, non sembra aver retto lo shock legato alla crisi del 2008.
Una dimostrazione di come la congiuntura negativa abbia eroso mercati prima fiorenti è individuabile
in quanto accaduto alle esportazioni della provincia di Bergamo verso Singapore.
Nonostante una costante crescita della domanda estera di tubi in acciaio
da parte della città-stato asiatica, l'anno scorso la provincia di Bergamo
ha visto le sue esportazioni di tubi verso Singapore essersi ridotte di oltre il 90% rispetto al 2008.
Nell'ultimo trimestre del 2016 la quota di mercato detenuta dalla provincia di Bergamo
è risultata un decimo di quella che la provincia risultava avere nel 2012, mostrando
una debolezza endemica verso i diretti concorrenti.

Come osservabile dalla geomap riportata nella Figura 2, la riduzione delle esportazioni
provinciali tra il 2008 e il 2016 appare generalizzata a livello geografico, con risultati
negativi per la maggior parte delle destinazioni di mercato raggiunte
dai tubi bergamaschi.
Un'industria in una crisi profonda, almeno per quanto concerne i mercati esteri,
e che dà timidi segnali di ripresa esclusivamente su alcuni mercati europei,
quali il tedesco, il polacco e l'inglese.
Esportazioni di Macchine non utensili della provincia di Milano sul mercato cinese.
Complessivamente, il comparto metalmeccanico della provincia di Milano è stato duramente
colpito dalla crisi del 2008.
Nello specifico, a fronte di settori che fanno registrare segnali di ripresa, altri,
come quello delle macchine non utensili, sembrano aver perso significative
opportunità a livello internazionale. In particolare, si segnala
la perdita di quote sul mercato cinese.


Nel 2008 la provincia di Milano ha esportato 300 milioni di euro di macchine non utensili sul mercato cinese. Otto anni dopo la cifra si è ridotta del 70%. Un trend negativo pressoché ininterrotto, confermatosi anche l'anno scorso, quando le vendite provinciali di macchine non utensili rivolte al mercato cinese sono cadute del 13% nei valori in euro, a fronte di una domanda di importazioni complessivamente in leggera crescita nei valori in euro (+2%).
Esportazioni di Carne e pesce, lavorati e confezionati, della provincia di Trapani sul mercato spagnolo.
L'industria agroalimentare trapanese ha saputo conquistarsi molti ammiratori nel corso
degli ultimi anni,
merito della qualità dei prodotti e della posizione strategica della provincia,
eppure alcuni settori
hanno mostrato segni di cedimento.
In particolare, nel 2016, a fronte di una crescita sostenuta della domanda di importazioni di
carne e pesce confezionati (+23% nei valori in euro), la provincia di Trapani
ha registrato una flessione
delle esportazioni verso il mercato spagnolo (-31%), dimostrando di non aver saputo, o potuto,
cogliere importanti opportunità.

Uno scenario preoccupante, specie se rapportato al fatto che, la Spagna, non è solo
il principale
acquirente internazionale di Carne e pesce trapanesi, ma anche, praticamente, l'unico, dopo l'uscita
di scena della
Grecia.
Entrambi sbocchi legati a doppio filo al trasporto marittimo e, probabilmente, danneggiati anche dalla
situazione non rosea dei conti nazionali Spagnoli e Greci.
Probabile che il pesce italiano, di
qualità ma, anche, costoso, stia venendo soppiantato da merci più economiche, provenienti
dalla Croazia e dalla Grecia stessa.
Esportazioni di Porte, finestre e strutture metalliche, della provincia di Perugia sul mercato francese.
Un prodotto di qualità, quale gli infissi perugini, ha visto gradualmente e costantemente perdere
il suo appeal nel principale mercato estero di destinazione: la Francia.
I cugini d'oltralpe sono in grado da soli di acquistare all'incirca la metà (43%) degli infissi
esportati da Perugia. Non sorprende dunque che, un calo di competitività sul mercato Francese,
abbia comportato serie conseguenze sul distretto.


Dal 2012 a oggi la provincia di Perugia ha visto ridursi la sua quota sulla domanda estera francese di Porte e finestre del 76%, arrivando a perdere oltre dieci milioni di euro di esportazioni nel corso degli anni. Tutto ciò a fronte di un costante aumento della domanda estera della Francia per Porte e finestre. Cosa è successo? Difficile a dirsi ma, di sicuro, gli infissi perugini hanno perso smalto nel corso degli anni, arrivando a diventare sempre meno desiderati su un mercato, di lusso, quale quello Francese.
Esportazioni di Cioccolato e dolciumi della provincia di Cuneo sul mercato cinese.
Un caso peculiare è legato alle esportazioni di Cioccolato e dolciumi dalla provincia di Cuneo. La produzione di dolci, fiore all'occhiello della provincia, ha saputo da decenni concquistarsi un posto di rilievo sul mercato internazionale, grazie alla presenza di un'azienda forte quale la Ferrero. Osservando il trend degli ultimi anni la crescita di presenza sui mercati internazionali è chiara, a cosa è legata dunque la battuta di arresto delle esportazioni sui mercati asiatici avvenuta alla fine dello scorso anno?

La risposta è: delocalizzazione. Al termine del 2015 la Ferrero ha inaugurato un nuovo stabilimento in Cina così da abbattere non solo i costi di produzione ma anche quelli di distribuzione. Di pari passo, il mercato cinese - così come altri asiatici - di cioccolato Ferrero è passato dall'egida della provincia di Cuneo alla provincia di Hangzhou, sede del nuovo stabilimento della ditta. Il caso ci fa capire come, non sempre, siano elementi negativi a determinare un calo delle esportazioni italiane: per Ferrero il mercato asiatico è stato così florido da determinare l'apertura di un nuovo impianto di produzione direttamente in loco.