Rublo nuovamente sotto pressione
Crollo del prezzo del petrolio e attese inflazionistiche indeboliscono il rublo
Pubblicato da Luigi Bidoia. .
Rublo russo Tassi di cambio
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La settimana appena terminata ha visto il prezzo del petrolio WTI scendere sotto i 50 dollari al barile e il rame sotto i 6000 dollari/ton. I mercati finanziari stanno scontando un rallentamento significativo dell’economia mondiale con conseguente minore domanda di materie prime. L’effetto sui tassi di cambio è stato immediato. Questa settimana si sono contemporaneamente deprezzate verso il dollaro, il rublo russo (2.8%), il peso cileno (1.5%), il dollaro canadese (1.3%), la corona norvegese (1.1%) e il dollaro australiano (0.9%). All’opposto si sono apprezzate le valute dei paesi grandi importatori di materie prime, come la rupia indiana (2.6%) e lo yen giapponese (2%).
La valuta che, in termini di tasso di cambio effettivo, si è maggiormente deprezzata è stato il rublo russo.
Come risulta dal grafico sopra riportato, il rublo si è riavvicinato al valore minino del 2018,
vanificando
lo sforzo fatto dalle autorità monetarie russe
per contrastare il deprezzamento del cambio e recuperare la
forte svalutazione subita nei primi giorni di aprile
Le motivazioni di questo nuovo indebolimento del rublo vanno ricercate, oltre che nella caduta del prezzo del petrolio, nella difficoltà della banca centrale di contenere l’inflazione entro l’obiettivo del 4%. I recenti dati sulle variazioni dei prezzi hanno alimentato aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse, dopo che il 14 dicembre 2018 essi sono stati aumentati al 7.75%.